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Piccole Dolomiti: Anello Rifugio Revolto – Cima Carega

Al margine nord tra le provincie di Verona e Vicenza, proprio ai confini con il Trentino si ergono le Piccole Dolomiti che, assieme al Massiccio del Pasubio, costituiscono le Prealpi Venete Occidentali. Splendide montagne, che alle loro sorelle maggiori, le Dolomiti, invidiano solamente l’altezza: la cima più alta, Cima Carega, raggiunge solamente, si fa per dire, i 2259 metri. (https://caregaweb.it/territorio/)

In questo ambiente verso la fine di maggio 2025 abbiamo effettuato questa escursione.

Km. 16 – dislivello in salita m. 965 – tempo in movimento ore 6 – tempo totale da noi impiegato ore 8,45 (compresa sosta pranzo al rifugio Scalorbi)
Il percorso non presenta particolari difficoltà se non la lunghezza e il dislivello.

Pdf con cartografia e dislivello: it-anello-revolto-fraccaroli

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Parcheggiamo nei pressi del Rifugio Revolto (1336 m.), siamo ancora in territorio veneto  a pochi metri dal confine con il Trentino. Il fabbricato un tempo era adibito ad osteria e sorgeva lungo il confine tra il Regno d’Italia e l’Impero Austro-Ungarico. Passiamo davanti al bel rifugio, ristrutturato nel 1986 come ci dice una targa, da qui si imbocca il sentiero 186 che sale, inizialmente ripido, poi su strada sterrata, al Rifugio Passo Pertica. (m. 1530 – 0,30).

Lungo questo tratto un crocifisso al bordo della strada è dedicato a Don Domenico Mercante, parroco di Giazza, giustiziato il 27 aprile del 1945 dai tedeschi in ritirata, insieme ad un soldato sudtirolese che si era rifiutato di eseguire gli ordini.

IL Rifugio Passo Pertica è toccato dai Sentiero Europeo E7 – E5

Dopo una breve sosta, si continua lungo la strada militare (segnavia 109), si risale la vallata, utilizzando piccole ripide scalinate che fungono da scorciatoia. Lasciamo a destra la deviazione per la Malga Campobrun, in mezzo a una verde vallata, e raggiungiamo così il rifugio Scalorbi (m. 1767 – h 1,50 dalla partenza), lasciando poco prima a sinistra il sentiero 192 (che utilizzeremo per il ritorno)

 

 

 

Continuiamo per il sentiero 109 fino a raggiungere il sentiero 157 (che proviene dal Passo di Campogrosso e in questo tratto coincide con il tracciato del Sentiero della Pace-SDP) e raggiungere per cengia e con poco dislivello la Bocchetta Mosca (m. 2030 – h. 3,00). La Bocchetta è ai piedi di Cima Mosca e sotto si apre l’impressionante Vajo dei Colori, teatro di una via di salita per esperti.

 

 

 

 

Iniziamo la salita verso il rifugio Fraccaroli (m. 2230), che raggiungiamo in 50 minuti, possiamo scegliere tra il sentiero normale e una scorciatoia ripida e sdrucciolevole. Arrivati al rifugio, per traccia libera su terreno roccioso saliamo in breve alla Cima Carega (m. 2259 – ore 3,45 dalla partenza).

L’etimologia del nome della cima è discussa: si va dal veneto carèga, cioè sedia, al tedesco kar (vedretta ghiacciata) e eck (monte roccioso), sino al più accreditato dialetto cimbro, dove kareg significa bacinella, a ricordare la forma del gruppo montuoso visto da sud.

 

 

 

 

Dopo qualche foto ricordo, una piccola sosta e ripartiamo, percorrendo a ritroso lo stesso itinerario fino alla Bocchetta Mosca (0,45), dove prendiamo in discesa il sentiero 192 che in 45 minuti ci condurrà in al Rifugio Scalorbi, dove ci fermiamo per mangiare qualcosa. E’ un po’ tardi e il rifugista (Marco Zanolo) ci dice che hanno finito tutto, poi però, vista la mia delusione, con grande gentilezza e cortesia, ci rimedia due piatti di polenta con formaggio, fagioli e crauti, il tutto accompagnato da una bella birra. Tutto squisito e non dimenticherò la disponibilità di questo signore nei nostri confronti!

Lasciamo il rifugio e ci rechiamo a visitare la piccola chiesetta, su un piccolo pianoro dall’eccezionale vista sulla vallata e sulla Malga Campobrun.

 

 

 

 

Riprendiamo il cammino per tornare al punto di partenza, passando stavolta dalla Malga Campobrun, e ripercorrendo poi lo stesso percorso dell’andata. In h. 1,15 siamo di nuovo al Rifugio Pertica e da lì in 20 minuti raggiungiamo la nostra auto e terminiamo l’escursione, lunga e impegnativa, ma di grande soddisfazione.

Alpe di  Campobrun e foresta demaniale

Un po’ di storia di questo luogo si può leggere qui: https://caregaweb.it/il-gruppo-della-carega/campobrun/

Il nome CAMPO BRUN è citato nel 1203 come Campo Pruno, poi nel 1525 come Campo Bruno. Il toponimo cimbro “Brun” designa una fonte o un abbeveratoio. In tedesco moderno occorre il lemma “Brunnen” (fontana/pozzo); in alcune varianti del dialetto dell’alto vicentino e del veronese, è presente – seppure oramai desueta – l’espressione “brun brun”, usata per chiedere agli infanti (in fase di sviluppo pre-verbale) ed ai bambini se siano assetati.
Oggi la Riserva naturale guidata di Campobrun, istituita nel 1971, è un’area naturale protetta di proprietà della Provincia Autonoma di Trento che si estende su una superficie di circa 429 ettari, di cui 129 a bosco, nel Comune di Ala. L’area è posta a confine con la Provincia di Verona e si collega sia alla Foresta Demaniale Regionale di Giazza (istituita nel 1911) che al Parco Naturale Regionale della Lessinia.

Depliant sulla riserva di Campobrun
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Nel vallone di Campobrun, la proprietà demaniale della Provincia autonoma di Trento annovera boschi, pascoli e fabbricati; di quest’ultimi, alcuni vengono dati in concessione nell’ottica di tener vivo il rapporto secolare fra uomo e montagna.
Nella parte sommitale del vallone si trova il rifugio Pompeo Scalorbi; domina sulla conca sottostante ed è prossimo al passo Pelagatta (l’ampia sella che affaccia su Recoaro e sulla grande pianura veneta). E’ punto di appoggio per gli escursionisti che si avventurano nel gruppo montuoso del Carega/Piccole Dolomiti.
Nella conca erbosa si trova la Malga Campobrun, recentemente ristrutturata, che ospita giovani armenti e un ristretto numero di mucche da latte durante tutto il periodo estivo. Di fianco alla malga si trova una caserma, che fu presidio militare durante la Grande Guerra, ristrutturata nel 2015, che reca ben visibile, sopra la porta d’entrata, il “timpano” con lo stemma del 6° Reggimento Alpini del Battaglione Bassano.

Alcuni fiori

(info sui fiori da http://www.clubaquilerampanti.it/carega.htm)

Petrocallis pyrenaica/Draba pyrenaica
Camecisto o rodendro cistino
Primula polliniana-Primula meravigliosa

 

 

 

 

 

Paederota (o Veronica) bonarota
Geranium phaeum – Geranio stellato

 

 

 

 

 

 

  • Primula meravigliosa (Primula spectabilis), dalle bellissime corolle tra il rosso e il violetto. E’ un endemismo insubrico con areale esteso dalla Val Camonica sino ai monti del Grappa. Lungo questo itinerario appare a tratti abbondantissima.
  • Bonarota comune (Paederota bonarota). Endemica del nordest. In giugno – luglio è facile osservarne le belle infiorescenze di colore blu
  • Rododendro nano (Rhodothamnus chamaecistus). Altra pianta endemica del nord-est, dal fiore particolarmente bello e appariscente per la sua splendida colorazione rosata. E’ presente con frequenza nel lungo tratto compreso tra Passo Pertica e Bocchetta Mosca

Lunghe traversate

La zona è attraversata dal Sentiero della Pace e dai Sentieri europei E5 e E7.

Il Sentiero della Pace è un percorso turistico-escursionistico di rilevante memoria storica.
Si snoda per oltre 450 chilometri lungo sentieri, strade forestali, trincee e camminamenti che congiungono lo Stelvio alla Marmolada, ripercorrendo la linea del fronte della Prima Guerra Mondiale.

Siti e collegamenti

https://www.rifugio-revolto.com/
https://www.rifugioscalorbi.com/
https://caregaweb.it/rifugi-del-carega/rifugio-passo-pertica/
https://caregaweb.it/
http://www.forestedemaniali.provincia.tn.it/forestedemaniali/campobrun/

Galleria fotografica

 

Testo e foto di Antonella Romagnoli (salvo la foto della caserma prima del restauro, trovata sul web)